Green Pass, anche lo Stato sancisce che i sardi non sono italiani

Green Pass, anche lo Stato sancisce che i sardi non sono italiani

Il super green pass impedisce i diritti alla libera circolazione, alla salute e al lavoro


Dimissioniamo Solinas, la sua maggioranza e la sua invisibile opposizione

Con la decisione di imporre il super green pass per l’utilizzo di tutti i mezzi di trasporto pubblici come navi e aerei lo Stato sancisce che ai sardi non vanno riconosciuti gli stessi diritti dei cittadini italiani i quali possono utilizzare mezzi privati per lo spostamento tra regioni diverse, dalla Val d’Aosta alla Calabria.
Viene negato il diritto alla libera circolazione di centinaia di migliaia di cittadini sardi che, non violando alcuna legge, non sono in possesso di lasciapassare.

Mobilità e salute
Lo Stato sospende di fatto il diritto fondamentale alla salute, riconosciuto dalla tanto decantata Costituzione italiana, in un quadro sardo caratterizzato dallo smantellamento della sanità pubblica e dalla desertificazione territoriale dei servizi sanitari, nel quale migliaia di sarde e di sardi sono costretti ad emigrazioni forzate e viaggi della speranza verso gli ospedali italiani. A questo si aggiungono i disservizi causati dalla discutibile gestione della pandemia che portano a regolari ritardi e diffusi annullamenti di visite, di interventi e di cure per malattie gravi.

Diritto al lavoro
Estendendo il super green pass ad ampi settori di impieghi lo Stato inoltre calpesta il diritto al lavoro – su cui in teoria dovrebbe paradossalmente fondarsi la Repubblica degli italiani – costringendo migliaia di lavoratori a scegliere tra la vaccinazione subdolamente forzata e talvolta obbligatoria e la rinuncia alla propria indipendenza economica data da realtà lavorative spesso coltivate in decenni di impegno e dedizione. Tutto questo sta peraltro succedendo con il totale appoggio e su proposta della sinistra politica e sindacale italiana.

Disgregazione sociale e apartheid
Per di più, in una società come quella sarda, già fortemente fratturata e indebolita da una crisi culturale ed economica tecnicamente strutturale causata dalla dipendenza italiana, i provvedimenti statali che impediscono persino la socialità all’aperto instillano l’odio sociale tra fratelli, generano uno stato di vera e propria apartheid riservato a chi legittimamente ha scelto di non vaccinarsi e non fanno altro che ingigantire il baratro relazionale e professionale che già stiamo vivendo da decenni.

Mancanza di prevenzione
Sul fronte della prevenzione segnaliamo che gli studi svolti affermano che per minimizzare i rischi di contagio in ambienti chiusi è fondamentale la circolazione dell’aria. Su questo aspetto non viene fatto assolutamente nulla per implementare i sistemi di ricambio forzato dell’aria nei luoghi pubblici. In alcune regioni italiane sono stati approntati dei bandi per fornire di questi dispositivi le scuole e non ci risulta che in Sardegna questo sia stato fatto.

Autoritarismo di fatto
Come indipendentisti sardi esprimiamo la nostra preoccupazione per le ricadute sanitarie, economiche, psicologiche e sociali della gestione mediatica e politica italiana del virus. Invitiamo a non sottovalutare le tendenze autoritarie che fanno da corollario alle norme per il contenimento di un virus che peraltro, stando alle ultime informazioni, sembra più gestibile in termini di virulenza.

Il paradosso dell’insularità in Costituzione
Da un lato lo Stato si appresta a dare il contentino alla classe politica sarda unionista approvando la famigerata insularità in Costituzione, dall’altro lato lo stesso Stato nega il diritto alla mobilità, alla salute e al lavoro ai cittadini sardi. Senza che nessuna voce dalla maggioranza di governo sarda o dalla sua opposizione si alzi per denunciare quello che obiettivamente e senza inutili estremizzazioni appare come un gravissimo insieme di violazioni politiche, sociali e civili. Evidentemente i valorosi delegati unionisti di destracentro e di centrosinistra che puntualmente i sardi scelgono di eleggere in Regione e nel Parlamento italiano sono così serenamente annichiliti dal sistema politico italiano da non riuscire a riconoscere non solo le più gravi violazioni nei confronti del popolo sardo ma neanche quelle contro il popolo italiano.

Dimissioniamoli!
L’articolo 50 dello Statuto d’Autonomia della Sardegna prevede che il Presidente della Repubblica italiana possa disporre la rimozione del Presidente della Regione se abbia compiuto atti contrari alla Costituzione o per ragioni di sicurezza nazionale italiana.
Le indipendentiste e gli indipendentisti sardi di torrasardigna.org pensano che il Presidente Solinas e la sua maggioranza sardoleghista abbiano invece già dato prova di non essere all’altezza degli interessi e della sicurezza della nazione sarda. Come atto di responsabilità e di dignità dovrebbero pertanto presentare le proprie dimissioni da Presidente e da eletti.


Siamo altrettanto certi che questo non avverrà mai. Ed è per questo che siamo impegnati nella ricostruzione del nostro indipendentismo politico organizzato, per dare l’opportunità futura al popolo sardo di dimissionare la maggioranza e l’opposizione unioniste con il voto indipendentista.